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Esistono tanti tipi di macchine fotografiche e sicuramente ognuno troverà quella che fa al caso suo. Cominciamo a dividere due grandi gruppi: le reflex e le non reflex.
La reflex consente, tramite un sistema di specchi mobili, di utilizzare l’obiettivo della macchina fotografica per inquadrare. I vantaggi di questo sistema sono molti: tanto per cominciare consente di controllare direttamente la messa a fuoco e l’inquadratura. Nel caso di apparecchi professionali o comunque evoluti, è anche possibile controllare la profondità di campo. Infine, la quasi totalità delle macchine reflex consente l’intercambiabilità degli obiettivi. Il difetto di questi apparecchi è il loro peso ed il loro ingombro se confrontate con le non reflex.
Le non reflex, chiamate anche Galileiane, hanno un sistema di puntamento parallelo all’obiettivo; in questo mirino l’immagine è sempre a fuoco, quindi a volte possiamo dimenticare di mettere a fuoco e addirittura di togliere il tappo. Inoltre, questo tipo di macchine sono affette dal difetto di "parallasse" ovvero, per quanto i costruttori cerchino di far combaciare le immagini catturate dall’obiettivo e dal mirino, questo non accade quasi mai, anche perché la parallasse varia a seconda della distanza del soggetto da fotografare. Di positivo questi apparecchi hanno l’estrema compattezza e leggerezza, la messa a fuoco automatica ed infine molte di queste compatte sono dotate di un obiettivo zoom che sopperisce alla mancata intercambiabilità degli obiettivi (anche se solo in parte, visto la ridotta escursione che in genere hanno).
Altro parametro che contraddistingue gli apparecchi fotografici è il formato della pellicola che utilizzano (tralasciamo per il momento le digitali). La stragrande maggioranza sia di reflex che di compatte utilizzano una pellicola chiamata "135": è perforata, ha 35 millimetri di altezza con fotogrammi di 24 per 36 millimetri. Meno diffuse, anche perché quasi esclusivamente professionali ed assai costose, sono le "120": una pellicola non perforata di 70 millimetri con negativi di 6 per 6 mm. o 6 per 9 mm. Questo formato è molto adatto a chi vuole ottenere forti ingrandimenti delle proprie foto.
Un formato relativamente nuovo è l’"Avantix", una invenzione Kodak che consente di ridurre ulteriormente le dimensioni degli apparecchi fotografici e, tra le altre cose, di variare il formato del fotogramma.
Oltre a questi esistono altri formati ormai obsoleti: il "126", pellicola 35 millimetri non perforata; il "110", pellicola di 16 millimetri perforata; e formati esclusivamente professionali che non utilizzano pellicole in nastro ma lastre di diverse dimensioni.
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Il diaframma permette di regolare la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo. I valori indicati sono frutto dell’equazione tra la quantità totale di luce che passa attraverso l’obiettivo in assenza di diaframma e la quantità che passa quando il diaframma viene impostato. Il valore massimo teorico è 1:1 ma questo non può verificarsi per molte cause, quindi il punto di partenza è sempre più basso: 1:1.2 per un obiettivo molto luminoso (e costoso), 1:2 per un obiettivo di media luminosità, 1:4 per un obiettivo poco luminoso (tipicamente lo sono i teleobiettivi e gli zoom, a causa del numero di lenti di cui sono composti, che assorbono parte della luce). Per comodità, sulla ghiera di regolazione del diaframma viene riportata solo la seconda parte di questa equazione: 1.2, 2, 4 eccetera: questo determina il fatto che più è grande il numero più è piccola l’apertura del diaframma e quindi meno luce passa attraverso di esso. Uno scatto del selettore dei diaframmi dimezza o raddoppia la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo. Il diaframma influenza anche la profondità di campo; più è piccolo il diaframma maggiore è la profondità di campo.
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L’otturatore è normalmente chiuso e protegge la pellicola da esposizioni involontarie, al momento dello scatto questo si apre e si richiude dopo un tempo determinato. La velocità di otturazione è il tempo in cui la pellicola rimane esposta alla luce. Oltre che ai fini della corretta esposizione della pellicola, la scelta della velocità di otturazione dipende anche da altri fattori. Se ad esempio fotografiamo oggetti in movimento (motociclette generalmente) o siamo noi in movimento (su una moto ovviamente), dobbiamo utilizzare tempi molto brevi per evitare fotografie "mosse". Anche se utilizziamo un teleobiettivo, è prudente utilizzare tempi di esposizione molto brevi.
La velocità di otturazione viene espressa in frazioni di secondo ed ogni punto raddoppia o dimezza il tempo. L’andamento tipico è: 1/60, 1/125, 1/250, 1/500 e così via sia in alto che in basso; i limiti massimi e minimi dei tempi di otturazione dipendono dalle caratteristiche della macchina fotografica. Utilizzando un tempo al di sotto del 60mo di secondo, è bene trovare un appoggio per l’apparecchio per evitare fotografie mosse.
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Gli obiettivi vengono divisi in tre gruppi: i normali, i grandangolari e i tele. Questa distinzione viene fatta in base alla loro lunghezza focale ma, al di là di come questa si calcola e di quali sono le caratteristiche tecniche, diciamo solo che gli obiettivi normali abbracciano un campo visivo simile a quello umano, i grandangolari abbracciano un campo maggiore e, ovviamente, i tele abbracciano un angolo minore. Gli zoom, consentono di avere in un unico obiettivo diverse focali riuscendo a spaziare dal grandangolo al teleobiettivo.
Altra caratteristica degli obiettivi è la luminosità, ovvero la capacità che hanno di far passare la luce, questa luminosità può essere variata tramite il diaframma. Il suo utilizzo, oltre che ai fini della corretta esposizione della pellicola, può essere usato per effetti creativi. L’apertura del diaframma infatti influenza la profondità di campo dell’obiettivo, ovvero la capacità di mettere a fuoco oggetti posti a distanze diverse. Utilizzando una apertura molto piccola, che corrisponde ad un numero alto sulla ghiera di selezione, si aumenta la profondità di campo, quindi vedremo a fuoco oggetti più vicini e più lontani dal soggetto che è stato messo a fuoco. Al contrario, utilizzando una apertura più grande, corrispondente ad un numero piccolo sulla ghiera, la profondità di campo diminuisce. Quindi tutto ciò che sta davanti e dietro al punto di messa a fuoco apparirà sfuocato. In conclusione, se vogliamo "cancellare" lo sfondo, utilizziamo un diaframma molto aperto, se vogliamo invece che risultino a fuoco oggetti a diversa distanza da noi, utilizziamo un diaframma più chiuso.
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Le pellicole possono essere di diverso formato. Ci sono però altre cose che le differenziano tra loro: a colori o in bianco e nero, negativi o diapositive, infine la sensibilità.
La sensibilità esprime la capacità di una pellicola di reagire alla luce, ovvero di venirne impressionata. Questo valore viene espresso in ASA o in DIN, il primo è lo standard americano, il secondo quello europeo. Naturalmente il secondo è quello meno usato (ma non è solo effetto della globalizzazione!). Vediamo perché.
Le sensibilità più usate nella fotografia di tutti i giorni sono 100, 200 e 400 ASA, ed in effetti la 200 ha una sensibilità doppia rispetto alla 100 come la 400 ha una sensibilità doppia rispetto alla 200. Nella classificazione europea questo concetto non è molto chiaro, visto che gli equivalenti sono 21, 24 e 27, in pratica si raddoppia la sensibilità ogni tre punti. Una decisione davvero salomonica ha messo fine alle dispute sui due sistemi, istituendo una terza misurazione: la ISO. Questa non è altro che l’indicazione di entrambi i valori separati da una barra: 100/21, 200/24, 400/27 e così via. Come è facile intuire, avere una sensibilità doppia significa poter fare fotografie con la metà della luce. Tutto ciò che riguarda l’esposizione di una pellicola, sensibilità, diaframma e tempo di esposizione, lavora sempre con questa regola: si raddoppia o si dimezza. Per comodità, questo concetto viene espresso in gergo con la parola stop. "Aumentare di uno stop" l’esposizione significa aprire di un punto il diaframma, oppure aumentare di un punto il tempo di esposizione e così via. Per chiarire meglio: se con una pellicola 100 ASA per ottenere una giusta esposizione devo utilizzare un tempo di esposizione di 1/60 di secondo, con una pellicola di 200 ASA posso utilizzare 1/125 di secondo e con una 400 ASA mi è sufficiente 1/250 di secondo.
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Nel rettangolo della nostra fotografia compaiono dei soggetti, la disposizione nello spazio di questi soggetti la chiamiamo inquadratura. Una inquadratura sbagliata rende brutta qualsiasi fotografia. Ecco perché quella massima del mio professore: l’inquadratura rappresenta il 90% della foto e la decidiamo al momento dello scatto. Saccheggiando la terminologia cinematografica possiamo provare a dividere in categorie le inquadrature per comprendere meglio di cosa stiamo parlando. Ovviamente, in questa sede possiamo solo dare dei consigli, o delle regole di massima, poi tutto sta nella sensibilità di ognuno, nel modo di vedere le cose e di interpretarle. La fotografia rimane sempre e comunque una forma di arte quindi non può far altro che rispecchiare noi stessi, allora mi piace pensare che la fotografia ha sempre due soggetti: uno davanti e uno dietro l’obiettivo.
Primissimo Piano: è uno dei modi più efficaci di perdere un’amicizia, è impietoso e piuttosto difficile da realizzare, sia tecnicamente sia a causa dei soggetti…. Consiste nell’inquadrare lo sventurato da poco sotto il mento a metà fronte. È chiaro quindi che o stiamo fotografando una/un modella/modello preparato da ore di trucco e diversi etti di cerone oppure sembrerà una foto per un trattato medico sulle malattie della pelle. Scherzi a parte se proprio ci scappa un PPP (Codice che sulle sceneggiature indica il primissimo piano) qualche escamotage possiamo utilizzarlo. Prima di tutto è essenziale utilizzare un teleobiettivo non troppo spinto, ad esempio per il negativo 24 X 36 di dovrebbe utilizzare un obiettivo tra gli 85mm ai 105mm. Un obiettivo di focale minore provocherebbe una antiestetica deformazione, e nessuno vi ringrazierà di avergli fatto apparire un naso più grosso di quello che si ritrova. Altra accortezza è l’utilizzo di un filtro che diminuisca la definizione dell’obiettivo, ovvero la capacità che questo ha di rilevare i particolari. Infine curiamo molto la luce, evitiamo una illuminazione diretta o di taglio, ovvero una luce che provenendo di lato o dall’alto o dal basso evidenzi gli inevitabili rilievi della pelle e che crei troppi contrasti tra luci ed ombre. Cerchiamo di illuminare il viso del soggetto con una luce riflessa, anche un muro bianco illuminato dal sole è un ottimo proiettore di luce diffusa.
Primo Piano: il taglio dell’inquadratura va dal petto a qualche centimetro sopra la testa. Risente ovviamente meno degli inconvenienti tipici del primissimo piano ma è bene seguire comunque le regole già descritte. Nel primo piano dobbiamo fare attenzione anche ad un altro fattore: lo sfondo. Il soggetto deve essere il protagonista della foto, deve spiccare dallo sfondo dando la netta impressione che sia staccato da esso, possiamo ottenere ciò in diversi modi. Prima di tutto scegliendo uno sfondo neutro e con dei colori che siano il più possibile diversi da quelli del soggetto, se poi riusciamo a renderlo del tutto sfuocato, utilizzando le peculiarità degli obiettivi e dei diaframmi come descritto, è ancora meglio. Altre regolette: nel primo piano non dovrebbero comparire le mani del soggetto (ne quelle di altri), la fotografia dovrebbe essere scattata leggermente dall’alto, diciamo che l’obiettivo dovrebbe stare all’altezza della fronte del soggetto, in ogni caso mai e poi mai dal basso, infine evitare le foto frontali scegliendo una inquadratura di tre quarti per evitare che sembri una foto tessera.
Mezza Figura, Piano Americano e Figura Intera: la Mezza Figura inquadra il soggetto dalla vita in su avendo l’accortezza di lasciare dell’aria sopra la testa. L’unica cosa a cui bisogna stare molto attenti sono le mani, attenzione a non tagliarle via dalla inquadratura. Il Piano Americano (che personalmente detesto) taglia più o meno alle ginocchia, è talmente brutto che non ci sono regole, se volete farlo fatelo come vi pare. La Figura Intera, singola o di gruppo, rappresenta forse la fotografia più scattata, è piuttosto semplice da realizzare ed occorre solo saper bilanciare lo spazio sotto i piedi e quello sopra la testa. In linea di massima sopra dovrebbe esserci il doppio dello spazio che sta sotto. Stare attenti, infine, alla posizione che assumono i soggetti, se troppo rigidi o troppo rilassati possono assumere delle pose poco felici ma questi sono affari loro.
Ci sono delle regole comuni a queste tre inquadrature su cui sarebbe bene porre un poco di attenzione. È sempre una buona cosa comprendere una parte di cielo nell’inquadratura, aggiunge respiro alla foto; usare un grandangolo se si vuole visualizzare il luogo in cui la foto viene scattata; posizionare la macchina fotografica in basso, circa alla vita dei soggetti; stare attenti a tenere la macchina fotografica perpendicolare al terreno soprattutto se si utilizza un grandangolo molto spinto, e resistere alla tentazione di inclinarla per farci stare tutto.
Panoramica: il nome rivela già la natura della fotografia. La regola principale di questa inquadratura consiste nell’evitare che l’orizzonte capiti al centro della fotografia. È buona norma infatti che l’orizzonte stia al di sopra del centro dell’inquadratura a meno che non sia proprio il cielo, magari dei bei nuvoloni illuminati dal sole al tramonto, il protagonista della nostra foto. Evitate infine di inserire in una panoramica dei soggetti umani, se non involontari, tanto non li vedrebbe nessuno e nessuno comunque li riconoscerebbe!
Still-Life: quello che in pittura è detta natura morta ma non solo. Per brevità comprendiamo nello Still-Life anche la fotografia architettonica, industriale, artistica, tutto ciò insomma che genericamente non comprende cose vive come soggetto principale della inquadratura. Naturalmente la prima cosa che ci viene in mente è la motocicletta, una bella foto da mettere sul Web, allora cerchiamo prima di tutto uno sfondo non troppo colorato o almeno non più colorato della nostra moto. Poi sistemiamo il mezzo in modo che venga illuminato da una luce di taglio ma non troppo radente, per esaltare i particolari meccanici. Scegliamo una posizione che ci consenta di vedere tutto il veicolo e poi via, una bella foto. A meno che non vogliamo ottenere effetti particolari evitiamo il grandangolare che deturperebbe le belle forme della motocicletta. Se proprio ci deve stare seduto sopra qualcuno fate in modo che questo non copra troppo la moto, se sta in piedi deve stare DIETRO! Ovviamente questo vale anche se state fotografando un’automobile, anche se non capisco che gusto ci sia a fotografare un’automobile. Nello Still-Life possiamo comprendere anche il dettaglio ovvero la fotografia di un oggetto in un suo particolare, in questo tipo di fotografia è bene utilizzare lo stesso tipo di luce radente per evidenziarlo meglio ma scegliamo un grandangolo, anche se ci costringe ad avvicinarci di più e quindi a rischiare di farci ombra, perché con la sua maggiore profondità di campo ci consente di aver un maggior numero di componenti a fuoco.
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